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lunedì 18 maggio 2009

Bastano una lobby e 370 milioni per rovinare il mondo…


Onore a The Center for the Public Integrity un centro studi che qualche giorno fa ha svelato quanti soldi sono necessari per mandare all’aria l’economia mondiale: 370 milioni di dollari ( circa 277 milioni di euro). In fondo, neanche tanti, a condizioni di spenderli nel posto giusto: ovvero a Washington. Già, perchè questa è la somma investita in dieci anni dalle 25 principali finanziarie americane in operazioni di lobbying per impedire che il Congresso americano approvasse le leggi presentate dai pochi deputati che intedevano regolare e limitare il mercato dei subprime. Operazione riuscita, come noto, e per molti anni straordinariamente redditizia: perchè quei 370 milioni hanno permesso di generare un business da mille miliardi di dollari.

Il centro studi rivela anche che 21 delle 25 istituzioni finanziarie erano sostenute da grandi banche che hanno poi beneficiato dei sussidi pubblici erogati dall’Amministrazione americana a carico del contribuente. I nomi sono sempre gli stessi: Citigroup, Goldman Sachs, Wells Fargo, JPMorgan, Bank of America.

E un altro centro studi, il Centre for Responsive Politics, ha scoperto che l’industria finanziaria nell’ultimo decennio ha finanziato campagne elettorali per 2,2 miliardi di dollari. Anche l’ultima dell’anno. Il maggior beneficiario? Barack Obama, naturalmente, che ha incassato 14 milioni di dollari.

Queste cifre dimostrano, una volta di più, che il grande problema della democrazia americana è costituito dalle lobbies e in particolare da quelle legate alle banche. Nonostante molti annunci retorici e la promessa di cambiamento (change we can believe in, yes we can) , nulla viene fatto per migliorare la situazione. Dietro le quinte le lobbies sono, anzi, sempre più influenti. L’ultimo indizio? La riforma delle leggi sulle carte di credito. Il progetto di legge prevedeva l’imposizione di un tetto d’interesse massimo sui debiti accumulati e siccome negli Usa la maggior parte dei consumatori paga a rate, la misura era molto importante. Sarebbe stata altamente auspicabile anche per far ripartire l’economia, perchè pretendendo interessi meno alti, la gente dispone di maggior reddito ed è incoraggiata al consumo. Ma il Congresso l’ha cancellata e istituzioni finanziarie potranno continuare a imporre i tassi con libero arbitrio. Insomma, negli Usa l’usura continuerà ad essere legale. Perchè fa comodo alla casta di Wall Street, che ha portato alla rovina il mondo, E continua a comandare, compromettendo, fino ad oggi, l’ambizione - anzi l’utopia - di un autentico risanamento.

Questo articolo e' stato scritto Sunday, May 17th, 2009 alle 6:17 pm nella categoria capitalismo, banche, giustizia, crisi, borsa, casta, banchieri, spin, manipolazione, democrazia, notizie nascoste, presidenziali usa, globalizzazione, economia, era obama, società, gli usa e il mondo.

Fonte:http://blog.ilgiornale.it:80/foa/2009/05/17/bastano-una-lobby-e-370-milioni-di-dollari-per-rovinare-il-mondo/

sabato 2 maggio 2009

Tesoro: pil 2009 -4,2%, nel 2010 +0,3%.Pressione fiscale in aumento: 43,5%

Torna a salire il debito pubblico. Occupazione in calo: -2,6%


ROMA (2 maggio) - Il Tesoro ha pubblicato la Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica per il 2009 (Ruef), nella quale si prevede che il pil italiano nel 2009 si contrarrà del 4,2% ma ci sarà una lieve ripresa nel 2010, quando si avrà una crescita dell'economia dello 0,3%.

Il rapporto deficit pil si attesterà quest'anno al 4,6%. «Il livello dell'indebitamento nel 2010 si attesterebbe sullo stesso livello del 2009 - si legge nel documento - per iniziare a scendere a decorrere dal 2011 anno in cui dovrebbe collocarsi al 4,3%».

Sale il debito pubblico. Torna a crescere il debito pubblico a partire da quest'anno: nel 2009 il debito si porterà al 114,3% del pil (dal 105,8% del 2008), salendo ulteriormente al 117,1% nel 2010 e al 118,3% nel 2011.

Pressione fiscale in aumento. La pressione fiscale complessiva nel 2008 è risultata pari al 42,8%, inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto al 43,1% del 2007. Quest'anno il peso del fisco arriverà al 43,5% del pil. Nella Ruef si segnala peraltro che lo scorso anno c'è stato una flessione dello 0,7% delle entrate tributarie, che ha interessato sia la componente erariale (-0,5%) sia quella locale (-1,6%): sulla componente locale - viene ricordato - ha influito anche l'eliminazione dell' Ici sulla prima casa.

Occupazione -2,6%. Nel 2009 l'occupazione, misurata in termini di unità standard di lavoro, mostrerebbe una riduzione significativa, in calo del 2,6%. Il Ruef aggiunge che a sperimentare la riduzione più ampia sarebbe l'industria. Nell'ipotesi di una crescita nulla dell'offerta di lavoro, il tasso di disoccupazione si attesterebbe all'8,6%.

Frena l'inflazione. Brusca frenata dell'inflazione, che nel 2009 «è prevista attestarsi in media al di sotto dell'1%».

Italia meno esposta alla crisi. Secondo il Ruef «'economia italiana è risultata essere relativamente meno esposta ai rischi specifici della crisi, anche se ha subito pesantemente il suo impatto indiretto». Viene sottolineato che «non appena sarà superata l'attuale fase di difficoltà della domanda mondiale, l'economia italiana potrà contare su una base più solida per la sua ripresa». In questo senso l'attuale crisi rappresenta infatti «anche un'opportunità di cambiamento e di sviluppo per l'Italia, un'opportunità che deve essere colta». Il ministero dell'Economia evidenzia che «il sistema bancario italiano appare comparativamente meno vulnerabile alla crisi finanziaria e l'impatto sui bilanci delle banche resta contenuto rispetto ad altri Paesi». Inoltre «le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto alla media dell'area euro». Riguardo alle previsioni riportate nel documento (il pil è rivisto al ribasso rispetto alle precedenti stime) la Relazione sottolinea infine «l'alto grado di incertezza prodotto dalla crisi in atto», che «riduce fortemente ed oggettivamente l'attendibilità delle previsioni».
Fonte:http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=56644&sez=HOME_ECONOMIA&ssez=

venerdì 3 aprile 2009

G20, accordo contro la crisi

Stop ai paradisi fiscali, niente bonus per i manager che falliscono e maggiori risorse per la ripresa economica. Sono questi i pilastri dell'accordo raggiunto al vertice del G20.

Il presidente francese Sarkozy fino all'ultimo si è battuto per la definizione di una lista nera dei paradisi fiscali contro Gordon Brown che avrebbe voluto chiudere subito. È stato deciso che sia l'Ocse a pubblicare l'elenco delle zone franche dal fisco. Berlusconi ha ottenuto che nel documento finale venisse inserito il riferimento al social summit di Roma e un forte richiamo alla dimensione umana della crisi, ovvero la necessità di sostegno e protezione a coloro che soffrono direttamente la crisi, in particolare chi ha perso il posto di lavoro. Il vertice di Londra ha trovato un faticoso punto di equilibrio ma restano comunque distanti le filosofie di fondo che ispirano gli Stati Uniti (pronti a nuove iniezioni di denaro fresco nei circuiti economici per fermare le crisi) e la Vecchia Europa (attenta alla crescita del debito e convinta della necessità di una nuova moralità e di nuove regole di governance finanziaria internazionale).

Il G20 ha anche deciso l'introduzione di «nuove regole» a livello globale sugli stipendi e i bonus dei dirigenti delle grandi aziende, la regolamentazione più stretta per gli hedge fund e le agenzie di rating del credito e un'azione comune per «ripulire» le banche dagli asset tossici. «Non ci saranno più bonus per chi provoca fallimenti», ha detto Gordon Brown, e le retribuzioni dovranno riflettere la performance, mentre i nuovi vertici delle istituzioni finanziarie dovranno essere assunti sulla base del merito». Poi ha sottolineato l'intesa di fare il necessario per far tornare a crescere l'occupazione e ripristinare la fiducia nel sistema finanziario. Berlusconi ha insistito sull'ottimismo: «la crisi non durerà a lungo ma serve l'intervento dello Stato».

Poi ha lanciato un monito al presidente americano: «Obama si rimbocchi le maniche e aiuti l'Europa perchè lo tsunami finanziario viene proprio dagli Usa». Il presidente del Consiglio ha sottolineato che a Londra è stato «avviato il lavoro sulla regolamentazione finanziaria che troverà intero compimento al G8 della Maddalena». Il premier ha insistito sul fatto che sono state smentite le previsioni pessimistiche della vigilia mentre il Cancelliere tedesco Merkel ha parlato di «compromesso storico a fronte di una crisi eccezionale». Obama ha detto che sono state prese «misure senza precedenti».

Anche il più scettico tra i leader, il presidente Sarkozy che aveva minacciato di andarsene qualora fossero stati raggiunti risultati modesti, ieri si è detto soddisfatto per l'esito del vertice. «È stata riformata profondamente l'organizzazione finanziaria internazionale e c'è l'impegno per un rafforzamento delle regole e della supervisione delle attività finanziarie» ha detto il Capo di Stato francese. I Grandi hanno anche deciso di stanziare mille miliardi di dollari per il Fondo monetario internazionale e le altre istituzioni internazionali e si sono impegnati a immettere 5mila miliardi di dollari nell'economia mondiale entro la fine del 2010. Inoltre il Fmi sarà affiancato da un nuovo Financial Stability Board, evoluzione del Financial Stability Forum, per assicurare la cooperazione e fornire un meccanismo di early warning per il sistema finanziario.

Fonte:http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/04/03/1009313-accordo_contro_crisi.shtml

domenica 15 marzo 2009

Crisi, l'allarme di Confindustria:«Emergenza reale, servono soldi veri»

Marcegaglia a Berlusconi: «Emergenza vera, non boutade mediatica.
Non vogliamo sussidi ma ossigeno»

PALERMO - «La crisi si sta aggravando, servono soldi veri su alcuni punti essenziali». A Palermo per il convegno biennale della Piccola Industria, Emma Marcegaglia non risparmia mezzi termini sull'entità della crisi. La crisi «è un'emergenza vera. Non è una boutade mediatica» ha detto Emma Marcegaglia, sottolineando con forza che questo «è il momento di usare il linguaggio della verità: rischiamo di perdere i veri campioni del made in Italy». «Tacere - ha aggiunto - significherebbe tradire il Paese». Poi un appello rivolto direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: «Se non si agisce in fretta e non si stanziano fondi veri» le imprese rischiano di fallire. «Ci rivolgiamo a lei - ha detto la Marcegaglia riferendosi al premier - perché il governo sia pienamente consapevole della gravità della situazione e assicuri il sostegno alle imprese». «È venuto il momento - ha scandito - di una risposta da parte sua, signor presidente. Adesso servono soldi veri».

«FONDI SUBITO» - «Siamo responsabili e conosciamo bene le difficoltà del debito pubblico e delle condizioni internazionali per il suo finanziamento - ha proseguito Marcegaglia -. Noi imprenditori vogliamo dare risposte continuando a investire. Ma proprio per questo i denari a sostegno delle imprese devono essere veri, certi e arrivare subito. Non chiediamo sussidi, ma ossigeno per poter sopravvivere alla tempesta ed essere poi in grado di cavalcare la ripresa appena arriverà. E siamo tra i pochi - ha precisato - che ancora pensiamo che, se agiamo bene, potrà arrivare alla fine di quest'anno». La presidente degli industriali ha quindi invitato a porre al centro l'impresa «senza perdere altro tempo». «Bene gli ammortizzatori sociali, bene l'aumento dell'indennità ai cocopro. Ma c'è un'emergenza ancora più fondamentale della disoccupazione. - ha specificato - Se migliaia di piccole imprese chiudono e spariscono, i disoccupati potranno anche avere tutti l'assegno di disoccupazione ma poi non avranno dove tornare a lavorare».

INCONTRO - Il premier e la presidente di Confindustria, sentitisi telefonicamente dopo l'intervento della Marcegaglia a Palermo, si sono dati appuntamento martedì pomeriggio per un confronto sulla grave crisi economica e sui provvedimenti urgenti da prendere.

LE RICHIESTE - Gli industriali, ha spiegato la loro leader nel corso del convegno nel capoluogo siciliano, chiedono un fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l'avvio dei cantieri anche più piccoli e uno sgravio fiscale per «le imprese che fanno uno sforzo importante nel capitalizzare». «Non vi è dubbio - ha infatti aggiunto la leader degli industriali - che le aziende con poco capitale non riusciranno a sopravvivere». Il credito è la prima cosa che industriali chiedono, «perché è essenziale per la sopravvivenza delle imprese. Non vogliamo vedere i conflitti istituzionali che oggi vediamo - ha aggiunto Marcegaglia -, ma una grande collaborazione tra Banca d’Italia e Governo, tra imprese e banche perché da questo dipende la sopravvivenza delle imprese».

«I DATI? NON SONO DRAMMATICI» - Per affrontare la crisi occorre mettere in piedi «qualcosa di coesivo», qualcosa che coinvolga maggioranza e opposizione «sia sul territorio sia a Roma»: questa la proposta dell’ex ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, che nel corso del suo intervento al Forum di Confcommercio a Cernobbio ha sottolineato la necessità in questa fase di «tavoli di crisi e di solidarietà. Dei luoghi di convergenza, sia sul territorio sia a Roma, dove ciascuno deve dare la propria disponibilità». A Cernobbio Bersani ha anche lanciato l’allarme evasione fiscale, invitando il governo a reintrodurre con decreto le norme approvate dal governo Prodi. Parole più rassicuranti sulla crisi economica sono arrivate invece da Maurizio Sacconi. Arrivando al convegno di Rete Italia a Riva del Garda, Il ministro del Lavoro ha assicurato che «i dati ci segnalano una difficoltà crescente, ma non sono drammatici se li confrontiamo ad altre stagioni del passato».
Fonte:www.corriere.it
14 marzo 2009

martedì 10 marzo 2009

Crisi, cresce la disoccupazione.In due mesi 370 mila domande di sussidio



A gennaio e febbraio le domande di indennità sono aumentate del 46% rispetto allo stesso periodo del 2008

Una delegazione di operai della Eurallumina di Portovesme sugli spalti del Tennis Club di Cagliari manifesta pacificamente durante l'incontro tra l'azzurro Fabio Fognini e lo slovacco Lukas Lacko (Ansa)
ROMA - Allarme lavoro in Italia: tra gennaio e febbraio 370.561 lavoratori hanno perso il posto e hanno presentato all'Inps la domanda di indennità di disoccupazione.

AUMENTO DEL 46% - Le domande presentate a gennaio e febbraio sono 116.983 in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un aumento del 46,13%. Le richieste presentate all'Inps comprendono l'indennità ordinaria, speciale e con i requisiti ridotti.

ORDINARIA E SPECIALE - Le richieste giunte all'Inps riguardano la disoccupazione ordinaria, a requisiti ridotti e speciale. Quella ordinaria spetta ai lavoratori licenziati, ma anche sospesi da aziende colpite da eventi temporanei, come la mancanza di lavoro, di commesse, di ordini o per crisi di mercato. Per ottenerla bisogna essere assicurati all'ente da almeno due anni e avere almeno 52 contributi settimanali nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro. L'indennità con i requisiti ridotti spetta ai lavoratori che non hanno 52 contributi settimanali negli ultimi due anni, ma che nell'anno precedente hanno lavorato almeno 78 giornate. L'indennità speciale interessa l'edilizia ed è una prestazione riservata ai lavoratori del settore quando termina l'attività aziendale, c'è una riduzione di personale o un cantiere viene ultimato.
Fonte: www.corriere.it

10 marzo 2009

venerdì 6 marzo 2009

Ponte sullo Stretto, via libera dal Cipe.


Impegnati 1,3 miliardi, sui 6 necessari per l'intera opera. Ciucci (Anas): completeremo la Salerno-Reggio.

ROMA - Il ponte sullo Stretto di Messina si farà e per i lavori sono stati stanziati 1,3 miliardi di euro sui 6,1 del costo complessivo dell'opera. Il via libera all'impegno delle risorse è arrivato dal Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, che si è riunito oggi a Palazzo Chigi.

LA SALERNO-REGGIO - Quella del ponte - che subito dopo il via libera del Cipe è stato definito un «progetto strategico per l'intero Mezzogiorno» dal presidente del Senato, Renato Schifani - è solo una delle opere inserite in un pacchetto complessivo che prevede interventi per quasi 18 miliardi di euro nel campo delle infrastrutture (a cui sono destinati 16,6 miliardi) e per l'edilizia scolastica e carceraria (1,2 miliardi). Tra i grandi cantieri finanziati, un altro particolarmente significativo è quello per il il completamento della Salerno-Reggio Calabria. Le risorse stanziate per quest'opera, secondo quanto ha dichiarato il presidente dell'Anas, Pietro Ciucci in un'intervista a Sky Tg24, «saranno sufficienti a completarla entro il 2012-2013». «Finora la Salerno-Reggio Calabria è costata circa 9 miliardi - ha precisato Ciucci -. Dei 450 Km 190 sono stati ricostruiti con i criteri più moderni di sicurezza e servizio 180 sono in costruzione. I tempi non sono lunghi come qualcuno afferma: i lavori sono partiti nel 2002 in maniera decisa e se riusciremo a rispettare la scadenza del 2012-2013 per completarli, 20 anni sarebbero un risultato molto apprezzabile».

LE ALTRE OPERE - Sono stati stanziate risorse anche per infrastrutture legate all'Expo 2015 (che non riguardano solo la città di Milano: sono infatti citati la Linea C della metropolitana Roma, la rete metropolitana regionale campana, le reti metropolitane di Palermo e Catania, i sistemi urbani e metropolitani di Bari e di Cagliari, l'adeguamento dei sistemi metropolitani di Parma, Brescia e Bologna, l'aeroporto di Vicenza, i sistemi di trasporto lacuale), al tunnel del Frejus, alla Pedemontana Lecco-Bergamo, al Mose (la barriera contro l'acqua alta a Venezia). Tra i contributi privati messi in campo con la delibera ci sono quelli che riguardano il potenziamento delle reti autostradali e in particolare la Cisa, la Brescia-Padova, la Cecina-Civitavecchia e la tangenziale est di Milano.
Fonte: www.corriere.it
06 marzo 2009

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