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sabato 16 maggio 2009

L'astronauta «twitta» dallo spazio:«Ragazzi, quassù è davvero fantastico»


Messaggini dall'orbita terrestre durante il viaggio per la manutenzione di «Hubble»

IL VIDEO: la seconda passeggiata spaziale dell'equipaggio di Atlantis
La pagina Twitter di Mike Massimino...
MILANO - «Mi sto mettendo la tuta spaziale. Prossima fermata: l'orbita terrestre». Sono le tre del pomeriggio (ora di Houston) dell'11 maggio quando dal suo Blackberry «Astro_Mike», al secolo Mike Massimino, uno degli astronauti a bordo dello shuttle Atlantis che partecipano alla missione di manutenzione del telescopio Hubble, manda il suo ultimo messaggio terrestre prima del lancio. Ma poco più di ventiquattr'ore più tardi eccolo di nuovo online: «Il lancio è stato fantastico, mi sento alla grande. Sto lavorando duro e godendo di magnifiche viste, l'avventura di una vita è finalmente incominciata». Un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità ebbe a dire Neil Armstrong posando il primo piede sulla superficie lunare. Nel suo piccolo, anche Massimino ha compiuto un passo destinato a passare agli annali: per la prima volta nella storia delle esplorazioni spaziali un astronauta ha infatti comunicato con la Terra tramite un social network.

Il «RENDEZVOUS» CON HUBBLE - Astro_Mike ha scelto Twitter, il sito di microblogging con cui è possibile comunicare il proprio status con un messaggio lungo fino a 140 battute. Massimino ha deciso di utilizzare questo metodo per rassicurare famigliari, amici e tutti i suoi 284.235 followers - ovvero gli altri utenti Twitter che hanno chiesto di ricevere i suoi aggiornamenti - sull'andamento della missione, sulle sue condizioni e sulle impressioni e i pensieri che da lassù ha deciso di condividere con la sua community. «Mi sto abituando alla vita nello spazio - ha scritto ad esempio alle 4 del pomeriggio del 13 maggio -. E mi sto preparando per il grande appuntamento con Hubble». Rendezvous che poi si è effettivamente verificato: «L'incontro e l'aggancio sono stati perfetti, siamo pronti per la nostra prima passeggiata spaziale» (al momento, in realtà, c'è già stata, anzi ne sono già state effettuate due).

LA MISSIONE - L'astronauta è uno dei sette membri della missione Sts-125, partita lunedì con l'obiettivo di installare nuovi componenti sul telescopio Hubble, messo in orbita nel 1990 nell'ambito di un progetto comune tra la Nasa e l'Esa, l'agenzia spaziale europea. L'intento della missione è quello di aggiornare le apparecchiature che consentono l'invio sulla Terra di immagini uniche provenienti da diversi quadranti dello spazio e consentire al telescopio di proseguire la propria attività per almeno altri dieci anni. Le comunicazioni non sono semplicissime e lo stesso Massimino avverte i suoi fa che invierà aggiornamenti quando sarà possibile farlo, spiegando però che è possibile seguire l'intera missione, giorno dopo giorno, attraverso i canali web di Nasa Tv


...e quella del suo amico e collega Mark Polansky, ora a terra
L'AMICO A TERRA - «Astro_Mike» ha lanciato una moda ed è plausibile che a breve saranno altri a seguire il suo esempio. Come Mark Polansky, aka «Astro_127», che lo stesso Massimino spiega ai suoi followers essere il comandante che si occuperà della prossima missione shuttle e che in questo momento è impegnato in alcuni test di navigazione e volo nel Nuovo Messico. Lui, invece, il «cinguettante» (tweet è il verso degli uccellini) in orbita, si prepara per uscire nel vuoto. Dopo avere raccontato le angosce e le emozioni dei giorni che hanno preceduto il lancio, dopo avere inviato le sue prime impressioni di viaggio, Astro_127 dovrà cimentarsi nel racconto in sintesi di quello che si prova nel restare sospesi nel vuoto con il nulla, o meglio il tutto, attorno. I followers, che dall'inizio della stesura di questo articolo sono nel frattempo aumentati a quota 284.634 e sono in continua crescita, attendono impazienti.
Fonte:http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_15/astronauta_comunicazioni_twitter_62ea3a32-4166-11de-8b5d-00144f02aabc.shtml
Alessandro Sala
15 maggio 2009

mercoledì 13 maggio 2009

SPAZIO: NASA MINIMIZZA DANNO A SCUDO TERMICO SHUTTLE ATLANTIS


(AGI) - Cape Canaveral (Florida), 12 mag. - La Nasa minimizza i danni subiti dall'Atlantis durante il lancio di ieri e annuncia che lo shuttle continua la sua missione per raggiungere il telescopio Hubble domani. Durante un'ispezione della superficie esterna durata piu' di dieci ore, i setti membri dell'equipaggio hanno scoperto una crepa di 53 centimetri lungo quattro mattonelle dello scudo termico che protegge la navetta durante il rientro. La lesione e' sulla parte inferiore-anteriore dell'ala destra. Secondo l'agenzia spaziale americana - che per un paio di giorni esaminera' attentamente le immagini trasmesse dallo spazio, si tratta di un danno minore che non costituisce un pericolo per gli astronauti o la loro missione. "Lo stesso danno in un'altra parte dello shuttle potrebbe essere piu' problematico" ha detto LeRoy Cain, a capo della squadra di gestione della missione, "il danno in se' appare piuttosto superficiale e non e' su un'area molto larga".
L'Atlantis e' partito ieri per una missione di 11 giorni che dovrebbe portare al prolungamento di altri cinque anni la vita del telescopio Hubble, attivo gia' da 19. L'agenzia spaziale americana valuta con grande attenzione ogni danno alla protezione termica, dopo che una lesione alle piastrelle termiche, provocata da detriti del serbatoio principali staccatisi al momento del lancio, portarono alla tragedia del Columbia, esploso in volo al rientro nell'atmosfera il primo febbraio del 2003. Il 28 gennaio1986 fu lo shuttle Challenger a disintegrarsi in volo poco dopo il decollo per il malfunzionamento delle guarnizioni del serbatoio.

Fonte:http://www.agi.it/estero/notizie/200905131415-est-rt11171-spazio_nasa_minimizza_danno_a_scudo_termico_shuttle_atlantis

martedì 12 maggio 2009

Shuttle verso il telescopio "Hubble": rischio detriti spaziali .


PIERO BIANUCCI

L’appuntamento adesso è per mercoledì mattina, quando lo shuttle Atlantis alzerà la sua orbita fino a raggiungere quella del telescopio spaziale “Hubble” a 500 chilometri dalla superficie della Terra. Si tratterà di salire di poco più di un centinaio di chilometri, la distanza tra Torino e Milano, e di inseguire il telescopio fino a raggiungerlo per poter procedere ai lavori di riparazione e manutenzione (nella foto, una istantanea della missione precedente). Ma non sarà una escursione del tutto tranquilla perché negli ultimi mesi è aumentato il numero dei detriti dispersi intorno al nostro pianeta e una collisione con qualche rottame, anche piccolo, di pochi centimetri di diametro, potrebbe rivelarsi fatale per lo scudo termico della navetta.

Ieri sera, in Italia erano le 20,01, la partenza dell’Atlantis dalla rampa 39A di Cape Canaveral è stata da manuale: puntuale, senza il minimo intoppo nel conto alla rovescia. L’ultima missione per mantenere in efficienza il telescopio “Hubble” non poteva iniziare meglio.

Cinque uscite in attività extraveicolare ora attendono gli specialisti di missione che devono agganciare “Hubble” e rimetterlo in piena efficienza fino – si spera – al 2014, quando sarà pronto a sostituirlo il nuovo telescopio spaziale “Webb”: uno strumento assai diverso non solo perché avrà uno specchio molto più grande ma anche perché lavorerà nel vicino infrarosso (cioè non nella luce visibile ai nostri occhi) e si troverà a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, in uno dei punti di equilibrio gravitazionale di Lagrange. Un posto dove, se qualcosa non funzionasse, nessuna missione con astronauti potrà raggiungerlo.

Il problema dei rottami spaziali che in queste ore preoccupa i sette astronauti a bordo dell’”Atlantis” preoccupa da tempo. I ricercatori europei e italiani fanno la loro parte per affrontarlo. L’Agenzia Spaziale Europea qualche settimana fa ha adottato un algoritmo di quasi 200 mila istruzioni per prevedere e quindi evitare le collisioni tra satelliti e rottami spaziali vaganti in orbita. Ad elaborare questo nuovo software contro il pericoloso “flipper” spaziale è stato Andrea Milani Comparetti con il suo gruppo di meccanica celeste al Dipartimento di matematica dell’Università di Pisa. Che ce ne sia bisogno è dimostrato dalla recente collisione tra due satelliti, uno russo (Cosmos 2251) e uno americano (l’“Iridium 33”), e dai numerosi piccoli incidenti già subiti dallo Shuttle e dalla Stazione spaziale internazionale.

Il progetto è stato assegnato dall’Esa al gruppo di Andrea Milani due anni fa ed è stato presentato alla conferenza sui rottami spaziali conclusasi il 2 aprile a Darmstadt, vicino a Francoforte. Il nuovo algoritmo e il relativo sistema automatico di calcolo delle orbite sono stati messi alla prova per un anno con i dati provenienti dal telescopio di Tenerife dell’Esa. Sedici mesi sono stati sufficienti per ottenere i primi risultati, anche perché si è utilizzato come base di partenza un precedente software già sviluppato per prevedere l’impatto con la Terra di asteroidi.

I detriti spaziali che orbitano intorno alla Terra sono ormai milioni: circa novemila quelli con dimensioni superiori ai 10 centimetri di diametro, attorno ai 100 mila quelli tra 1 e 10 centimetri, mentre i più piccoli raggiungono probabilmente le decine di milioni. Si tratta, soprattutto, di parti di satelliti ormai fuori servizio, di pezzi degli stadi finali dei missili che li hanno portati in orbita, di vecchi serbatoi, ma anche di bulloni, guarnizioni o rottami prodotti da collisioni.

“Per provocare un danno ad un satellite basta un detrito con un diametro di 5/10 centimetri, per distruggerlo ne basta uno di 20 – spiega Andrea Milani – Noi oggi in realtà non conosciamo la maggior parte dei proiettili che possono distruggere un satellite anche perché gli oggetti che riusciamo a vedere superano i 50 centimetri di diametro ”.

L’allarme è aumentato dopo la collisione tra i satelliti Cosmos e Iridium, che ha creato una nuova “nuvola” di rottami. “L’instabilità della costellazione di satelliti Iridium e la possibilità di collisioni – aggiunge Milani – erano già stati previsti con dieci anni di anticipo da un nostro collega, Paolo Farinella in un articolo apparso su “Nature” e “Planetary and Space Science”. Ma ciò che è accaduto è stato anche peggio del previsto perché, essendo lo scontro avvenuto fra due satelliti, gli sciami di frammenti che si sono formati sono addirittura due. Il pericolo sta nel fatto che questi sciami sono su un orbita polare, un orbita cioè che incrocia tutte le altre ad alta velocità. Temiamo quindi una sorta di reazione a catena che renderebbe di fatto ‘inabitabile’ una zona del cielo”.

Fonte:http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=49&ID_articolo=203&ID_sezione=72&sezione=Il%20Cielo

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