Dal Ministero si ripristina il voto in condotta, mentre su Internet abbondano video di episodi di bullismo e le pagine dei giornali riportano, quasi con cadenza quotidiana, la cronaca di fatti di violenza tra i più giovani.
Abbiamo indagato. Il 50% dei ragazzi che studiano alle superiori subisce episodi di bullismo a scuola. All'Università invece si rovescia la situazione e la violenza diminuisce nettamente: solo il 23% degli intervistati ne è stato vittima a cura di Flavia Grossi 16 Marzo 2009
“Serve ripristinare una comunità educativa, un rapporto reciproco di stima e collaborazione tra la famiglia e la scuola. Anche i media e la società possono fare tanto. Come paese dobbiamo rilanciare un progetto educativo. E nessuno si può chiamare fuori". Così il ministro dell'Istruzione Gelmini, a margine di un incontro alla Fondazione Don Gnocchi di Milano, indica i rimedi contro il bullismo e la violenza tra i giovani. Educazione e collaborazione, quindi, a opera di tutti, per combattere un fenomeno dalle diverse sfaccettature: dal piano fisico fino a quello mentale, ovvero la violenza più sottile e subdola, quella psicologica, quella delle ferite invisibili. Scrive in merito un utente nel forum di Studenti.it: “Mi hanno picchiato un sacco di volte e io mi sono stato sempre zitto. Quando l'hanno scorso sono andato a denunciare alla polizia il fatto... che cosa mi è cambiato? Solo un femore rotto”. Gli fa eco una ragazza: “C'era uno che mi picchiava sempre. Io ho provato a dirlo alla preside, dopo mesi e mesi lo hanno sospeso e io le ho prese da lui e anche dagli altri che gli vanno dietro. Da quel giorno quando mi picchiava o mi derideva io sono stata sempre zitta..”.
LE DIMENSIONI DEL FENOMENO
Un fenomeno che ormai, pur nella sua cruda realtà, è entrato a far parte della quotidianità, attraverso i media che ne parlano quasi ogni giorno, perché regolarmente ci sono notizie sull'argomento, e per mezzo di quel grande fratello chiamato Internet su cui gli studenti passano le giornate e condividono quel che li riguarda. Parliamo di quella violenza che nella maggior parte dei casi si manifesta nei luoghi di studio. In quelle aule, paragonabili a microsocietà, in cui la convivenza, anche con persone aggressive, è forzata. Un dato inquietante emerge in proposito da una inchiesta sul sito Studenti.it e rivolto agli studenti delle superiori: abbiamo scoperto che la metà dei partecipanti ha subito a scuola, almeno una volta, un episodio di bullismo. Un dato quantitativo che dovrebbe far riflettere perché ci indica quanto il problema sia reale e concreto.
LA VIOLENZA È MAGGIORE ALLE SUPERIORI
Nella domanda rivolta ai ragazzi delle superiori il 50% degli intervistati ha quindi dichiarato di essere stato vittima, almeno una volta, di un episodio di bullismo, mentre il 16 % afferma di non averne subiti, ma di essere stato spettatore di atti di violenza a scuola. Sommando i due dati abbiamo il 66% degli intervistati che sono stati, anche solo una volta, testimoni attivi e passivi di atti di bullismo, elemento che va ricordato perché i maltrattamenti non si esprimono solo con la forza, ma spesso e in particolar modo nei contesti scolastici, attraverso la violenza verbale e psicologica. Quindi, ci ritroviamo a scoprire dalla nostra inchiesta che solo il 34% dei partecipanti è “scampato” a episodi del genere. Ci spiega il perché del maggiore uso della violenza tra i più giovani la psicologa Valentina Scarfivi: “I ragazzi delle superiori sono adolescenti. Questo è un periodo delicatissimo per loro perché si trovano ad affrontare cambiamenti fisici, psicologici e sessuali. Quindi, nel gruppo ricercano quell'identità che molti ragazzi hanno difficoltà a trovare da soli. Il gruppo è fondamentale perché all'interno ci si sente forti: da un lato è gratificante, ci si sente accomunati e protetti dai comportamenti condivisi e, dall'altro verso, può diventare un contenitore di violenza.” Dinamiche di gruppo che vengono spiegate anche da Tania Tocci, coordinatrice per il Telefono Rosa del progetto per la prevenzione dei comportamenti aggressivi tra i giovani: “I giovani, soprattutto quando si trovano insieme al gruppo, al “branco”, attuano comportamenti violenti… esiste una mancanza di dialogo, di capacità di comprensione, non c’è una educazione al diverso, e per diverso intendiamo colui o colei che per qualsiasi motivo o ragione si presenta come 'altro', e poi c’è una mancanza di punti di riferimento.”
LA CONDOTTA NE RISENTE
La vastità e la gravità del problema si misurano anche ponendole in proporzione con le misure che vengono prese per combatterlo e, se online si trovano tanti siti e gruppi nei network in cui le vittime di episodi di bullismo si confrontano, si fanno coraggio e imparano a superare le loro paure, anche il Ministero dell'Istruzione ha ritenuto opportuno fare qualcosa. La cosiddetta Riforma Gelmini ha ripristinato il voto in condotta, ponendolo come condizione sine qua non per essere promossi: da quest'anno gli studenti che prendono l'insufficienza in comportamento non supereranno l'anno. Una delle motivazioni di questo ripristino è stata la decisione di combattere con più forza il bullismo e gli episodi di violenza nelle scuole. Ma forse punire soltanto non basta. Proprio di questo periodo è infatti la pioggia di 5 in condotta. Dai dati resi pubblici dal Ministero al termine degli scrutini del primo quadrimestre nella scuola secondaria di secondo grado risulta che le insufficienze in condotta sono state 34.311, delle quali 8.151 con la sola insufficienza in comportamento.
BULLISMO 2.0
Ma se l'aggressività insita nell'uomo e nelle sue manifestazioni ci sono sempre state, oggi con un cellulare alla mano si possono mostrare al mondo intero le proprie bravate. La psicologa che abbiamo intervistato ci spiega cosa spinge i ragazzi a pubblicare online atteggiamenti di cui, di norma, ci si dovrebbe vergognare o almeno nascondere: “Pubblicando un video con un episodio di violenza commesso, il ragazzo sfida l'autorità. Ricordiamoci che si tratta prevalentemente gli adolescenti e in quell'età si va contro l'autorità. Si cerca di tagliare il cordone ombelicale con la famiglia, quindi tutto ciò che è autoritario viene sfidato anche per dimostrare la propria forza e, soprattutto, si agisce senza pensare alle conseguenze.”
Appreso il motivo che invoglia a condividere con il mondo la propria violenza, siamo andati rovistare tra i video postati in rete dai ragazzi e le sorprese non sono poche, anzi. Digitando le giuste parole nei motori di ricerca si può scoprire un universo che pensavamo fissato in pellicole come Arancia Meccanica. Certo la qualità e la bravura dei registi non sono paragonabili, ma la violenza contenuta, da quella fisica a quella psicologica, forse sì. Siamo partiti a suon di musica ascoltando il punk hard core di Cinghiamattanza, canzone con cui i giovani si slacciano la cinta dei pantolani prendendosi vigorosamente a cinghiate e, sempre su queste note, siamo passati ad altri video girati a ricreazione in cui la cinghiamattanza vede protagonisti i bagni e i corridoi delle scuole. Sempre in tempo di ricreazione possiamo “gustare” la visione dei circa 700 video online sulle risse a scuola, leggendo frasi come “ecco come ci divertiamo a scuola” o “quando la prof non c'è gli alunni ballano”. Ma non c'è neanche bisogno di parlare di risse, basta anche concentrarsi sulle botte a scuola o in classe, per vedere come un ragazzino sia deriso da un gruppetto e, tra una risata e l'altra, vedere schiaffi e calci diretti verso la vittima. Fino alla violenza, non quella fisica, ma quella delle cattiverie a parole, più frequente tra le ragazze, che pensano bene di riprendere una compagna di nascosto e scriverne male perché è la secchiona o perché non è alla moda, dicendolo ovviamente al mondo online. Capitolo a parte quello delle bestemmie in cui almeno si dimostra una nutrita proprietà di linguaggio.
ALL'UNIVERSITÀ I CASI DIMINUISCONO
La situazione appena descritta, fortunatamente si capovolge ascoltando i ragazzi che frequentano l'Università. Qui si delinea un quadro opposto allo scenario delle superiori, infatti il 54% dei partecipanti all'inchiesta su Studenti.it ammette di non essere mai stato vittima di episodi di violenza all'interno dell'Ateneo, contro il 23% che, al contrario, ne ha subiti e il restante 23% che dichiara di non esserne stato vittima, ma di avere assistito a scene di violenza nei luoghi universitari. Anche in questo caso la psicologa ci offre una spiegazione per la diminuzione degli episodi di violenza tra gli studenti più grandi: “Si esce dall'adolescenza, c'è più stabilità, quel che prima era nebbia ora dovrebbe essere più nitido. Andare all'Università significa anche imparare a gestirsi autonomamente, si ha meno bisogno del gruppo perché, salvo eccezioni, l'individuo ha acquisito la sua identità.”
VITTIMA E CARNEFICE, ALLA BASE C'È LA SOFFERENZA
Le risposte dei ragazzi più grandi dipingono una situazione sociale più distesa, in cui la violenza regredisce a una percentuale decisamente inferiore – ma comunque consistente (il 23%). Quello che emerge dalle dichiarazioni dei ragazzi delle superiori, oltre a essere decisamente allarmante, ci fornisce una chiave di lettura. La violenza dilaga nel contesto scolastico, tra i banchi e i corridoi delle scuole, proprio lì dove il gruppo è più nutrito e quotidianamente raggruppato nell'aula, differentemente da quel che accade all'Università dove, il gruppo non esiste ma è il singolo che si muove seguendo il personale piano di studi. Un ultimo aspetto importante della questione lo sottolinea ancora la psicologa Scarfivi: “L'aggressività tra i ragazzi c'è sempre stata, però oggi il fenomeno è in aumento perché la società si è trasformata. Il comportamento violento nasconde un messaggio che i genitori devono essere in grado di leggere. Il ragazzo aggressivo non è meno problematico di quello che la violenza la subisce. Non si diventa violenti o bulli all'improvviso: il 'bullo' prima di essere carnefice è stato vittima”. Le fa eco da lontano un grande scrittore del passato, Johann Wolfgang von Goethe: “Chi è nell'errore compensa con la violenza ciò che gli manca in verità e forza”.
Fonte: www.studenti.it
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